Tutto, niente

Non resta che l’amore

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Che cosa è l’amore per gli italiani? E, soprattutto, com’è cambiato l’amore in questi anni di social network, di frenesia e di sesso? Prova a dare una risposta con “Non resta che l’amore” (Il Mulino, pp. 122) Gabriella Turnaturi, che ha insegnato sociologia all’Università di Bologna e ha pubblicato, fra l’altro, il piccolo cult “Tradimenti. L’imprevedibilità delle azioni umane” (Feltrinelli, 2014).

L’analisi di Turnaturi si sviluppa in un saggio per brevi, comprensibili, capitoli e si concentra sull’incompetenza sentimentale tipica del giorno d’oggi, analizzando le “intimità fredde” di cui siamo tutti quanti con più o meno consapevolezza vittime.

Il paradosso che mette in evidenza l’autrice – unico vero perno del testo, e centrale intuizione – è quello caratteristico della nostra liquida società: in un tempo in cui tutto scorre, o evapora, i sentimenti sono chiamati a conquistare un peso specifico nella vita degli italiani, che si aggrappano al partner come all’unica possibilità di felicità. Come all’unica risposta a quel “magma incandescente” che è la vita.

Il pensiero di Turnaturi è chiaro, e proposto a più riprese all’interno del volume. “La precarietà che ormai permea la vita quotidiana – nota l’esperta – sembra assuefare tutti a convivere con la flessibilità, la mobilità e l’incertezza tanto da trasferirsi anche nelle relazioni che si fanno fugaci e non vincolanti. Ma questa stessa precarietà produce specularmente un desiderio di eterno, di certezze, di speranza di futuro che sembra essere sparito. Paradossi, contraddizioni e ambivalenze”. Onde del cuore che nel corso del testo vengono analizzate anche attraverso “i paesaggi sentimentali italiani” oggetto del sottotitolo. Altro non sono che romanzi, film, canzoni e autori (alcuni dei quali alquanto discutibili, altri come Max Weber raffinati e fulminanti). Luoghi ideali in cui il sentimento si annulla lasciando traccia della sua essenza più profonda, e forse inquietante: l’ossessione permanente dell’affettività nostrana, che s’incendia ed esplode in relazioni affettive rivestite d’aspettative e di speranze. Un’idealizzazione che nel fracassarsi produce rabbia, rancore, violenza. La fine di un amore oggi più che mai è un piccolo lutto. E comprenderlo diventa fondamentale.

Oggi, su Il Tirreno

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