Tutto, niente

Duelli

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“Da giovane sono stato coinvolto in un vero duello all’arma bianca, sfida d’onore con le spade. Era il 1973. Neppure immaginavo che i duelli esistessero ancora, per me erano roba da romanzo: Dumas, Puskin, Conrad”. Inizia così l’ultimo libro del lucchese Andrea Bocconi, classe 1950, noto autore di libri di viaggio fra cui “Il giro del mondo in aspettativa” e “In viaggio con l’asino” (entrambi pubblicati da Guanda), psicoterapeuta e soprattutto schermidore. Sottolineo schermidore perché la capacità di dominare l’arte della scherma è fondamentale per l’essenza stessa del suo ultimo libro, il prezioso Duelli, recentemente pubblicato da Mondadori (pp. 135, € 18). Si tratta di un testo alquanto inusuale. Una sorta di romanzo per racconti nel quale Bocconi mette in scena se stesso e il suo mondo di lama, intrecciando il passato e il presente con una fluidità sorprendente. I piani del tempo e dei luoghi si sovrappongono, e portano a convivere personaggi e storie che mai avrebbero potuto incontrarsi, se non ci fosse stata di mezzo la spada. E così in un varco temporale allargato – che viene tenuto insieme da una prosa controllata e precisa, netta come un colpo che va a segno per fare male – si trovano a convivere un matematico giovanissimo (il protagonista della prima parte, il cui incipit è fulminante: “Era una pioggia belga: noiosa, monotona, prevedibile”) sfidato a mortale duello nella Francia del XIX secolo, e il maestro Muramoto, costretto a confrontarsi con un allievo indegno, nel Giappone del XVII secolo. C’è poi l’Italia – la porzione del testo meno romantica, e forse più riuscita: sicuramente la più coinvolgente – che vede Bocconi schierato in prima persona, mentre ricorda come “la scherma va per dinastie. Ma anche padri e madri con passati meno gloriosi possono essere insopportabili. Tutto sarebbe più semplice se la scherma fosse riservata agli orfani”. In sintesi: ironia e intelligenza, toscanità pura. Leggendo Duelli viene voglia di immergersi a perdifiato in un universo distante per i più. E tornano in mente per ore i ronzanti sogni, le vane aspettative e speranze degli schermidori moderni. Tornano in mente le parole dell’Hagakure, una delle opere letterarie più note al mondo che tramandano la saggezza dei samurai sotto forma di brevi aforismi: “La via del samurai è la morte”. Ma noi accontentiamoci degli eroici gestiti altrui, e di questa bella lettura.

Oggi, su Testi Tosti – la mia rubrica di libri tutti i lunedì su Il Tirreno.

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