Tutto, niente

Bestiario Sentimentale

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C’è una strana similitudine fra la vita degli animali e quella degli uomini. C’è una strana similitudine fra gli animali che abbiamo intorno – che ci scegliamo o che, più semplicemente, scelgono noi – e il nostro destino. Almeno questo è quello che pare svelare l’intensa raccolta “Bestiario Sentimentale” (pp. 122, € 14,50), appena pubblicata dalla casa editrice romana La Nuova Frontiera. A firmarla è Guadalupe Nettel, nata a Città del Messico nel 1973, già autrice di romanzi di successo come “Il corpo in cui sono nata” e “Quando finisce l’inverno” (entrambi pubblicati per Einaudi, il primo nel 2014 e il secondo due anni dopo). Adesso Nettel accompagna il lettore in cinque racconti scritti in prima persona che elaborano una teoria di compagnia e di affezione, e s’addensano in quell’interstizio in cui la vita come la conosciamo – quella del matrimonio, degli studi, della gravidanza e della genitorialità – si interrompono bruscamente, e lasciano intravedere il mistero del destino.

“Di solito i movimenti nella vita degli esseri umani, sostiene uno dei principali oracoli cinesi, hanno origini profonde e, pertanto, difficili da collocare nel tempo”. Così nota Nettel nel racconto che chiude l’antologia, forse il più violento, La vipera di Pechino.

È la storia di un uomo che ha vissuto sempre in simbiosi con la moglie e che, una volta tornato dalla Cina per scoprire le sue origini, si trova a metabolizzare la sofferenza di un sentimento perduto; sceglie di farlo confrontandosi con il dolore di un serpente velenoso da lui separato dalla compagna in calore (“volevo vedere in lui la mia disperazione”). Ma il tentativo di Nettel è quello di andare in ogni racconto, in ogni parola, alla ricerca delle radici delle cose. Come accade nel primo, fulminante, episodio: una donna che porta avanti gravidanza e matrimonio in parallelo alla vita in aquario di due Betta splendens, violenti pesci combattenti che divengono paradosso dell’impossibilità di stare bene insieme, ma anche separati.

Nettel cerca di affrontare in ogni racconto le cose che uniscono (come un’invasione di scarafaggi), o che dividono per sempre (come un laboratorio di musica in cui un fungo si impossessa del cuore e trasmigra nel corpo segnando per sempre il passato). Lo fa con una scrittura sobria, e felicemente controllata. Ne esce fuori una raccolta assai intensa, che ci obbliga a riflettere sulle decisioni e sugli obblighi, su quello che in molti chiamiamo destino.

 

Oggi, su Il Tirreno nella mia rubrica “Testi Tosti”.

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