Tutto, niente

Nellie, my dear

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La prima volta che scoprii la storia di Nellie Bly, quasi dieci anni fa, me ne innamorai. L’infanzia complessa, le sofferenze adolescenziali, la forza in se stessa e la capacità di andare contro tutti. Sempre e comunque. Era questo Nellie Bly, come magistralmente racconta adesso in “Dove nasce il vento” (Bompiani, pp. 200) Nicola Attadio, che da anni si occupa di comunicazione, ed è uno degli autori e delle voci di “Vite che non sono la tua” su Radio3 Rai.

Pioniera nel giornalismo e nella vita, Bly è stata definita “la madre di tutte le giornaliste” dal Wall Street Journal. Ennio Caretto ha detto di lei: «una Barzini senior in gonnella, una antesignana di Oriana Fallaci». David Randall l’ha classificata come “il miglior cronista infiltrato della storia”. Un curriculum che fa di lei una stella del giornalismo capace di girare il mondo in 72 giorni (ne fece un reportage splendido) e di firmare a soli 23 anni, fingendosi malata di mente, un’inchiesta sui manicomi. Ma chi era davvero? In realtà si chiamava Elizabeth Jane Cochran e nacque il 5 maggio 1864 in Pennsylvania, figlia di un ricco giudice locale. Una vita tranquilla, che mutò bruscamente nel 1870. Alla morte del padre, si scoprì infatti che non c’era un’eredità e che questo aveva due mogli e un totale di quindici figli: Elizabeth era la tredicesima. Fu l’inizio di un periodo nero. Come nei migliori dei film hollywoodiani, arrivò però il momento della svolta. Leggendo il Pittsburgh Dispatch, Elizabeth si imbatté in un articolo di Erasmus Wilson intitolato What girls are good for(Per che cosa suono buone le ragazze) in cui il giornalista denunciava l’allarmante e preoccupante diffondersi delle donne lavoratrici, un vero pericolo contro il quale suggeriva alle ragazze di tornare ad essere gli angeli della propria casa. La lettera che la ventenne spedì al giornale, firmata Lonely Orphan Girl (Ragazza orfana e solitaria) venne notata dal direttore George Madden. Dopo essersi incontrati, il Pittsburgh Dispatch pubblicò i primi articoli di Nellie: uno sulla discriminazione sessuale sui posti di lavoro e uno sul divorzio. Fu un successo. Nellie, come nota Attadio, diventerà“una reporter coraggiosa, intraprendente e pervicace. Una reporter che non si è fermata davanti ad alcun ostacolo. Non si è accontentata del posto che l’establishment maschile le aveva assegnato. Il suo messaggio è chiaro: I’m a free american girl”. Leggere questo e i suoi libri, reperibili anche in italiano, per credere.

 

Oggi, su Testi Tosti

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